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VILLA SANTA LUCIA
Villa Santa Lucia risulta dipendenza di Oppidum Pedemons già nell'VIII secolo, una zona residenziale grazie al suo clima dolce ed all'abbondanza di acqua, quasi del tutto assente a Piedimonte col quale una condividerà le sorti per secoli, fino all'Unità d'Italia.
Il suo nome antico infatti era Villa di Piedimonte, appartenente alla Terra di San Benedetto, di cui si trovano testimonianze nel 742 e poi nel 928. A seguito delle invasioni germaniche infatti la popolazione della pianura di Casinum si era raccolta intorno a due centri: in collina, attorno alla Villa Pedemons e, nella pianura, fra i boschi del Castello di Piumarola. Le prime notizie dei due borghi risalgono all'XI secolo.
Villa Pedemons, dotata di fortificazione, venne saccheggiata nel 1199 da truppe germaniche, poi da quelle al seguito di Federico Il. Nel 1220 è già documentato per esteso il nome Villa Santa Lucia la cui fisionomia viene descritta nelle inquisitiones del 1267: Villa era diviso in piccoli agglomerati di coloni, i quali praticavano l'agricoltura come unica attività.
La sua particolare posizione collinare e pedemontana lungo l'accesso ovest dalla via Latina a Montecassino fece sì che sul suo territorio sorgessero numerose chiese, monasteri e fondazioni benedettine di un certo rilievo come Santa Scolastica, San Nicola della Cicogna e Sant'Angelo. A Montecassino, che non riuscì tuttavia a proteggerla dalle devastazioni del Bianco, il condottiero che occupò nel 1424 il cassinate, fu soggetta fino alla fine del Quattrocento, quando lo stato napoletano ne acquisì la piena giurisdizione. Da quell'epoca, Villa Santa Lucia ha seguito le maggiori vicende del regno napoletano. Con l'Unità d'Italia si rese autonoma da Piedimonte e si costituì comune. Nel Novecento il paese e i suoi abitanti vissero gli eventi che trasformarono il territorio e il tenore di vita delle popolazioni: dalla crisi del lavoro e delle campagne, alla bonifica totale della zona, alla costruzione delle ferrovie, alle guerre e alla costruzione di un mondo rinnovato. Ci fu soprattutto, nel secondo dopoguerra, l'industrializzazione del cassinate, con l'insediamento Fiat ai margini del proprio territorio con conseguente ripresa demografica, economica e sociale.
Il paese non mostra monumenti rilevanti in quanto tutto è stato devastato durante la guerra. Restano solo una lapide e una scritta altomedioevale, oggi murata in un edificio privato nella piccola piazza antistante la Chiesa di Santa Maria Assunta. Interessabte è invece il Santuario della Madonna delle Grazie appena fuori il paese.
Poco o nulla resta invece del Castello di Piumarola, nella pianura, presso gli stabilimenti FIAT, sorto sul monastero benedettino femminile in cui si dice sia vissuta la sorella di San Benedetto, Santa Scolastica; il Castello che soprintendeva mulini e masserie dipendeva dall'Abazia di Montecassino ed oltre ad essere una delle sue più importanti aziende agricole rappresentava anche una postazione di difesa contro l'invadenza dei Conti di Aquino.
Restano solo due leoni in pietra e i ruderi di una chiesa.
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