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GOLE DEL MELFA E TRACCIOLINO |
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In epoca paleolitica il flusso delle acque era circa dieci volte quella attuale. Durante l'Impero Romano la portata del fiume garantiva la navigabilità, confermata dal sistema di chiuse presso l'attuale Cascata del Muraglione.
Oggi purtroppo il fiume è quasi sempre in secca, poiché è drasticamente impoverito da una diga poco distante dalla sorgente e da altre captazioni per uso agricolo e industriale. A ciò si aggiunge una circolazione sotterranea che caratterizza il Melfa quasi per tutta l'estensione delle gole.
Il fiume Melfa scende dai 1021 metri di quota della sorgente ai piedi del Monte Meta (cfr. Vol. primo), fino ai 300 in Val di Comino, dove presso Casalvieri entra in una tortuosa gola di 13 chilometri, oltre la quale, a 130 metri di quota, presso Roccasecca, diventa affluente del Liri.
Per tutto il serpeggiare nelle gole il fiume è costeggiato da una stretta strada oltremodo tortuosa: il Tracciolino, nome che tecnicamente si dà alla prima tracciatura di una nuova strada sulla carta topografica e ciò perché tutti i tentativi di rimodellarla si sono rivelati impraticabili.
I Borboni per primi ampliarono la traccia esistente per permettere ai carri di raggiungere dalla piana di Aquino le fonderie di Atina in Val Comino poiché il fiume non era più navigabile.
Anche l'ammodernamento più recente non ha potuto discostarsi dal tracciato antico poiché la strada, dipanandosi in una gola angusta, ha dovuto ricalcare quasi fedelmente tutte le anse e i movimenti che l'acqua ha scavato in millenni nelle montagne. Ne risulta quindi un percorso tortuoso ma ricco di colpi d'occhio e cambi di scena emozionanti: cascatelle di forre, strapiombi verdeggianti, costoni totalmente glabri, falesie lunari, acque verde smeraldo ed azzurro marino, rocce dalle forme scultoree. In estate poi un'esplosione di fiori e piante della macchia mediterranea sul versante Ovest si oppone al verde cupo del versante Est.
Fino ad una ventina di anni fa il Tracciolino era intensamente trafficato poiché unico collegamento diretto, come nell'antichità, tra la Val di Comino e la Piana di Aquino. Attualmente il traffico automobilistico è solo locale, grazie a nuove arterie esterne. Ne consegue che la sua spettacolarità in entrambi i sensi di marcia lo renda sempre più frequentato da ciclisti, camminatori, fotografi e amanti della natura.
Partendo da Roccasecca lo si incomincia a costeggiare dall'alto della sponda sinistra e subito le gole sbalordiscono con le spettacolari grotte ed i costoni rocciosi che attorniano l'Eremo dello Spirito Santo. Poco più avanti un sentierino ci permette di raggiungere la Cascata del Muraglione, ovvero un salto roccioso di circa sei metri che in epoca romana fu dotato di un "muraglione" per creare iun flusso utile al funzionamento di tre chiuse, necessarie per superare il dislivello. Si possono ancora ammirare gli stipiti scanalati per le paratie, un ponte-copertura, il muro di contenimento. Purtroppo il tutto è invaso da rovi e vegetazione spontanea. Il canale termina in un bacino sottostante di cui resta un ristagno al di sotto della cascata.
Riprendendo la strada il Tracciolino comincia a proporre una curva dietro l'altra in una strettoia fra pareti rocciose in parte ricoperte da fitta boscaglia. A destra presso una cava abbandonata piomba dall'alto un notevole salto d'acqua e fra le rocce poco più sopra si vede l'ampia bocca della grotta de La Cupa (cfr. M2). Si riprende fiato e luce solo a Ponte della Valle, dove la gola si apre e ci trasferisce sulla sponda destra. Qui la XV Comunità Montana ha realizzato un Rifugio-Osservatorio avi-faunistico in quanto lungo il Melfa vivono numerose specie di uccelli, soprattutto predatori.
Superato il Ponte troviamo a sinistra una strada asfaltata che conduce a Santopadre e, cento metri più avanti, la Fontana della Strada, una nicchia nella roccia da dove sgorga acqua sorgiva anche in estate sebbene a flusso ridotto.
Da questo punto la strada si fa ancor più tortuosa poiché segue la panciuta falda di Monte Intero (cfr. Vol primo: Santopadre), poi entra nella forra del Torrente Contieri, che proprio all'altezza del ponticello che lo scavalca, mostra una serie di deliziose cascatelle sovrapposte. La strada quindi segue la gobba de La Pietraia e s'insinua nel fosso che scende da Montecoccioli, dopo il quale entra ed esce da impluvi che striano la chilometrica base di Monte Ricco (cfr. Vol.primo, Arpino).
Superata la tormentata ansa di Monticello che gli si oppone, troviamo un secondo Rifugio. Il profondo incasso delle gole in questo tratto dà vita ad una marcata Eco, mentre il fiume in basso forma delle suggestive Marmitte dei Giganti (cfr. F3). Appena prima del Rifugio ed anche nel sottostrada subito dopo troviamo diverse grotte visitabili.
Da qui le gole, sempre anguste in basso, sembrano leggermente aprirsi in alto, accentuando la caratteristica forma a V che in lontananza, sull'ultima cima a destra, ci mostra il caratteristico borgo di Montattico.
Proseguendo ci portiamo all'altezza del Vallone Fossalone che, al di là del fiume, penetra per diversi chilometri fra due dorsali fitte di boschi.
L'estenuante tortuosità di Monte Ricco termina solo sul ponte che supera il Fosso dell'Inferno, impluvio che lo separa dal 'panettone' del Monte di Togna (cfr. Vol. primo) e che segna il termine delle Gole. |
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