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COLLE SAN MAGNO |
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Quando la Rocca di Castrocielo sul Monte Asprano cominciò a spopolarsi a causa della penuria di acqua, alcune famiglie si insediarono lungo il versante Nord. Sorse così un borgo senza opere di difesa se non quelle contro i ladri di polli e contro i lupi, il cui notturno ululare diede il nome al borgo: Cantalupo.
L'esigenza di ampliarsi ed il clima troppo rigido fecero poco tempo dopo preferire però un colle adiacente ben assolato, dove fu edificato il Castello di Colle, con mura di cinta, torri e porte di difesa: una vera e propria cittadina col nuovo nome di Colle, legato al suo protettore San Magno.
Dal 1100 al 1407, Colle San Magno fece parte del Feudo di Castrum Coelum, posseduto da Giovanni De Apia, quindi dalla figlia Isabella, poi da Raimondo Del Balzo, da Nicolò Spinello, da Francesco d'Aquino. Sempre nel 1407 Colle San Magno, per una breve parentesi, figura come feudo a sé stante, in possesso di Giovannella Stendardo che dovrà presto cederlo all'Abate di Montecassino.
Nel 1504 viene occupato dagli D'Avalos che lo tennero fino a quando il Vescovo d'Aquino non ottenne la restituzione dei beni usurpati a Montecassino.
Alla fine del XVI secolo passò sotto il controllo dei Duchi Boncompagni di Sora che acquistarono tutta la Contea di Aquino. Nel 1796 Colle San Magno passò al Regno di Napoli, le cui sorti condivise fino all'Unità d'Italia.
La prima età della vita unitaria, purtroppo, è rattristata dall'infausto fenomeno del brigantaggio. Chiavone, Pace, Fuoco, Guerra, Colamatteo, Cedrone, Andreozzi furono briganti che, nelle grotte di Colle San Magno e nei numerosissimi anfratti fra i tanti canaloni in mezzo alle alture che formano il massiccio del Monte Cairo, trovavano idonei rifugi. Tali briganti, non tutti e non sempre, servivano esclusivamente la causa borbonica contro il neonato Regno d'Italia; molto spesso infatti ne approfittavano per dare sfogo ai loro istinti delinquenziali. Episodi di violenze, sequestri, ruberie, saccheggi funestarono Colle San Magno e la memoria popolare ne riporta ancora viva l'eco.
Punta Tommaso infatti è denominata la cima di Monte Obachelle, poiché lì fu ucciso selvaggiamente il pastore Tommaso Iunno per un suo maldestro tentativo di assicurare alcuni briganti alla giustizia. I monti che circondano Colle San Magno sono ammantati di folti boschi, principalmente leccete, risorsa che anche oggi come nell'antichità resta la ricchezza più cospicua del paese. Gli stessi boschi attualmente forniscono profumatissimi tartufi.
Dalla seconda metà dell'Ottocento a circa metà del novecento, erano molto redditizie le Miniere di Asfalto, di ottima qualità e assai richiesto. Le miniere furono disattivate con la seconda guerra mondiale, quando i gestori persero le risorse di olio minerale in Albania, necessarie per l'impasto del bitume.
Anche la vendita della neve rese bene fino alla diffusione del frigorifero. Durante l'inverno i Colligiani scavavano, ai piedi del Monte Cairo, grosse buche nel terreno, di circa dieci metri di diametro, che poi riempivano di neve, pigiandola e ricoprendola di paglia. In estate, la neve compressa divenuta ghiaccio, veniva segata a pezzi e venduta. |
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